Puglia, ristorazione sulla graticola: chiuse più di 400 attività

La perdita nel settore della ristorazione è monstre: nel 2020 sono sfumati 34,4 miliardi di euro. Il trimestre peggiore è stato quello del lockdown da marzo a maggio, che ha determinato una contrazione del fatturato del 23,2 % nel primo trimestre e del 64% nel secondo. Le restrizioni hanno però molto condizionato anche i mesi estivi (-17,3% a luglio, agosto e settembre) e inciso pesantemente anche a fine anno: nel quarto trimestre il calo è stato del 44,3% con 11,1 miliardi volati via.

Ma c’è di più: la diffusa incertezza, a causa dell’evoluzione della pandemia, ha stravolto la dinamica imprenditoriale dei pubblici esercizi determinando non solo tante chiusure (in attesa di comprendere a quali altre conseguenze porterà il blocco sostanziale dell’attività), ma anche un forte calo registrato nella apertura di nuove imprese: la riduzione delle iscrizioni è fondamentale perché è il parametro con il quale si misura la prospettiva di innovazione del settore e di sviluppo dell’occupazione. Il quadro è quello di un saldo negativo che si confermerà nei primi trimestri di quest’anno.

Il tasso di imprenditorialità in Puglia è diminuito del 3,6% (in Italia -3,9%) in un contesto nel quale è tra i più alti di Europa attestandosi intorno al 30%. A livello regionale il tasso di natalità (il rapporto tra le imprese iscritte e quelle attive) è del 3,2%, quello di mortalità è del 6,8% (imprese cessate/imprese attive).

DATI – I dettagli sono forniti dal Centro studi della Fipe (la federazione italiana pubblici esercizi) di Confcommercio, che ha elaborato i dati forniti da Infocamere per delineare, provincia per provincia, la consistenza e la movimentazione delle imprese disaggregando non solo per tipologia (ristoranti e attività di ristorazione mobile, fornitura di pasti preparati e altri servizi di ristorazione, bar e altri esercizi simili senza cucina), ma anche per forma giuridica. Complessivamente il settore ha registrato in Italia nel 2020, comparando iscrizioni (9.190) e cessioni (22.250), un saldo negativo di 13.060 aziende, tendenza confermata anche a livello regionale (640 e 1.353: – 713) e nel Barese (155 e 407: -252), soprattutto nella categoria delle ditte individuali (che rappresentano numericamente la fetta più consistente): 129 iscrizioni e 271 cessazioni (-142). Ma il segno meno riguarda anche le società di capitale (20 e 52: -32), le società di persone (6 e 82: -76) e altre forme (0 e 2: -2).

DETTAGLI – Considerando le sotto categorie, a parte mense e catering (una sola iscrizione di una ditta individuale e due cessazioni di società di capitale), tra i ristoranti della provincia di Bari c’è un saldo negativo sia tra le società di capitale (12 e 37: -25) sia tra le società di persone (4 e 49: -45) sia tra le ditte individuali (74 e 136: -62) per un totale di 90 iscrizioni e 223 cessazioni (-133). Oltre duecento ristoranti persi in un anno è un dato rilevante, ancorché mitigato da quasi 100 nuove aperture (elemento ugualmente considerevole in tempo di emergenza). Non meno interessante è considerare la dinamicità nella categoria bar e caffè, altro spaccato tipico dei nostri territori, con attività molto spesso a conduzione familiare. Lo scarto in territorio negativo è infatti maggiore tra le imprese individuali: sono stati aperti 54 esercizi, ne sono stati chiusi 135 (-81), una tendenza confermata anche tra le società di capitale (8 e 13: -5) e tra le società di persone (2 e 33: -31). Insomma, sono sorte 64 attività e ne sono sparite 182 (-118).

ALLARME – «I dati delle cessazioni che abbiamo visto nel 2020 – afferma Dino Saulle, presidente della Fipe-Confcommercio Ristoratori Bari e Bat – è allarmante. Solo in Puglia hanno chiuso 1.350 tra ristoranti e bar caffè. Da sole le province di Bari-Bat hanno registrato un numero di cessazioni di pubblici esercizi pari a 550 unità. Ancora più allarmante è la riduzione delle nuove iscrizioni.

Sicuramente se non ci saranno aiuti concreti e immediati da parte del nuovo Governo attraverso i ristori, che devono contemplare un pacchetto di misure emergenziali adeguate e tempestive e un nuovo meccanismo di calcolo che dia indennizzi a fondo perduto sulla base del reale calo dei fatturati nell’ultimo anno, questa tendenza, che già nei primi due mesi dell’anno ha affossato gli imprenditori e sicuramente non ha invogliato i giovani e investitori alle nuove aperture, continuerà con numeri ancora più preoccupanti».(fontelagazzettadelmezzogiorno)

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