Lockdown locali, stretta nel weekend. Scontro nel governo sulla scuola

Mini-lockdown territoriali e nelle città dove l’Rt è fuori controllo.

 È questa l’ipotesi che sta prendendo piede in queste ore. L’esecutivo, infatti, secondo quanto anticipato da Repubblica, si prepara a favorire nel weekend chiusure mirate sul territorio, in accordo con sindaci e governatori orientati a una nuova stretta.

Il criterio resta sempre quello dell’indice di trasmissibilità: se si attesta oltre il 2, scatta l’intervento. Soprattutto se si affianca alla perdita di controllo del tracciamento e a segnali di sofferenza delle strutture sanitarie. Ci sono due Regioni sopra questo livello, Lombardia e Piemonte. E ci sono diverse grandi città e capoluoghi a ballare attorno a questo dato, tra cui Milano e Napoli, Caserta, Varese e Genova, Como, forse Torino e alcune realtà del Centro e del Sud (per la debolezza della sanità si osservano con preoccupazione Calabria e Sicilia). Non c’è Roma. Toccherà al governo trattare con governatori e sindaci l’elenco dei centri in cui scatteranno le restrizioni. Che dovrebbero portare alla temporanea chiusura delle scuole e di molte attività commerciali. Ancora da stabilire, invece, l’ipotesi di bloccare i movimenti interregionali, che divide il Cts e il governo.

L’alternativa alle chiusure locali sarebbe il lockdown generalizzato, ipotesi che il premier Giuseppe Conte dice di voler evitare. Intanto, continua a tenere banco lo scontro sulla scuola. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina insiste: “La scuola è un luogo sicuro”. Mostra due studi che lo dimostrerebbero. Dice: “Le fasce più deboli sono quelle che pagherebbero di più la chiusura”. Per questo, vorrebbe che il governo impugnasse le ordinanze con cui Vincenzo De Luca e Michele Emiliano hanno sospeso le lezioni in Campania e Puglia. Ma è Conte a chiarire: “Chi ha chiuso lo ha fatto nella piena legittimità formale”. Così, a sostenere Azzolina rimane solo Italia Viva, che non accetta l’idea che le Regioni vadano in ordine sparso, chiede l’aggiornamento del vertice a oggi, la spalleggia nella difesa della scuola in presenza alle medie, contro la proposta della dad.

Pesa la posizione di Conte. Il premier non intende infierire sui governatori che al Sud affrontano un’ondata pericolosissima per le loro fragili infrastrutture sanitarie. La sua prima preoccupazione, ora, è la tempistica del prossimo dpcm. Arriverà prima del previsto. Il 9 novembre è troppo lontano per numeri così gravi. La proposta più quotata prevede di procedere subito, entro il 3 o il 4, comunque a ridosso della festività del 1-2 novembre.

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